THE KINGDOM OF GOD IS FOUNDED ON STONE REJECTED BY THE BUILDERS

Circolare 74

p. Carlo Torriani PIME

Del tuo Spirito, o Signore,è piena la terra

            Quest’anno, ad ottobre, ci sarà un sinodo dei vescovi sul tema “La parola di Dio”. Notiamo subito che non si tratta solo di Sacra Scrittura o di Bibbia: il tema ‘parola di Dio’ è molto più ampio. Per i cristiani ‘parola di Dio’ è anzitutto l’evento e la persona di Gesù. Ma Dio ha parlato agli ebrei prima di Gesù e parla ad ogni uomo che entra questo mondo. Ha parlato ai vari popoli che hanno registrati gl’interventi di Dio nelle loro Sacre Scritture: Corano, Veda, Upanishad, Avesta, Dhammapada,ecc. Speriamo che i vescovi, al sinodo, tengano presente questo ampio panorama.

E’ vero che i cristiani credono che l’ultima e la completa parola di Dio sia Gesù Cristo, che solo in lui c’è piena salvezza per tutti; ma, in questo momento della storia, in cui, per la prima volta, tutte le religioni sentono la necessità di dialogare, se noi cristiani partiamo e continuiamo ad insistere sull’unicità di Cristo, rischiamo di mettere il carro davanti ai buoi.

Avevo questi pensieri in mente quando ho letto le tre letture del Giovedì Santo.

Nel libro dell’Esodo (12: 1-14), dio è presentato come un dio feroce e vendicativo che uccide tutti i primogeniti degli egiziani, perfino quelli degli animali. Che colpa avevano gli animali? Il dio dell’Antico Testamento è un dio tribale che difende gl’israeliti e distrugge gli altri.

Gesù non è figlio di questo dio, non continua le sue opere di vendetta e di distruzione.

Gesù capovolge la prospettiva e s’identifica nell’agnello che viene sacrificato e mangiato dagli israeliti. Ecco l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo.

L’antico testamento va letto alla luce del nuovo. E’ Gesù che dà senso alle storie dell’antico testamento. La prima letture della Messa non sempre “prepara” la lettura del vangelo, molte volte “contrasta” le azioni, i “segni” di Gesù nel vangelo. Come certe pitture del seicento in cui la figura di Gesù balza fuori da una tela completamente oscura.

Questo l’ho imparato vivendo e meditando coi miei lebbrosi.

Nella prima lettura della sesta domenica del ciclo B si legge dal Levitico (13:45-46). “L’uomo colpito da lebbra deve portare vestiti strappati…egli deve gridare ‘impuro, impuro ’…per questo dovrà abitare da solo, fuori dall’accampamento”. Dopo questa lettura non mi riusciva di dire: “questa è la parola di Dio”. La parola di Dio è Gesù, che, nel vangelo della stessa domenica (Marco 1:40-45), “mosso a compassione, toccò il lebbroso con la mano e lo guarì ”. Questo era proibito dalla legge di Mosè; Gesù rischiò di non poter più entrare nelle città e dovette “ritirarsi in un luogo deserto”.

Se è Gesù, la parola di Dio, che ci fa capire o correggere il vecchio testamento, sarà Gesù che farà capire ai diversi popoli le loro Sacre Scritture. Ma come la Chiesa greco-latina ha accettato le Sacre Scritture degli ebrei, così la Chiesa d’oggi deve accettare le Sacre Scritture degli altri popoli, imperfette e confuse come ci sembrano, perché Gesù possa illuminarle. Se pretendiamo che gli altri popoli accettino Gesù con tutto il pensiero ellenistico-latino-europeo che noi abbiamo elaborato, rischiamo di mettere il carro davanti ai buoi. “Io sono la porta, ha detto Gesù, (Gio 10:9), se uno entra…troverà pascolo”

Speriamo che i vescovi della “terza chiesa” che parteciperanno al sinodo, riescano a far capire questa prospettiva agli altri vescovi.

Del tuo Spirito, o Signore,è piena la terra: fa che ascoltiamo la tua voce!